La diretta del leader socialista dalla radio di Marco Pannella

Boselli chiama e i radicali lo votano

“Il voto al Partito Democratico non vi assicura nulla sui temi della laicità dello stato, e visto che nove dirigenti radicali hanno pressoché assicurato il posto in Parlamento nelle liste del partito di Veltroni, la cosa migliore che i militanti del partito di Marco Pannella e di Emma Bonino possono fare è quella di votare per noi socialisti”. Enrico Boselli ha chiamato il popolo radicale a votare per lui rovesciando il concetto di voto utile. O “responsabile”, secondo la nuova vulgata politically correct di Emma Bonino. Ma per proporre questa nuova polemica all’interno della galassia radicale, Boselli ha scelto proprio la Radio di partito di Pannella, in un esilarante filo diretto svoltosi ieri fino alle 11 di mattina. Esilarante perché non condotto solo attraverso le domande del giornalista Paolo Martini e quelle dei pittoreschi ascoltatori dell’emittente pannelliana, ma anche con l’intervento, a mo’ di rinforzino, dello stesso direttore Massimo Bordin. La missione impossibile, per i radicali che avevano accettato Boselli sub speciem di cavallo di Troia dentro casa loro, era quella di dimostrare che era inutile votare per lui e che i laici potevano ritenersi garantiti dalla sparuta presenza radicale nelle liste del Pd.

Apriti cielo, a Boselli in diretta con i radio ascoltatori che da casa aspettavano di potere intervenire, simili assist e simili autogol devono essere sembrati quasi inattesi. E quindi ha facilmente dato sulla voce, in pratica zittito, lo stesso Bordin ricordando ai radicali che “il programma di Veltroni è talmente poco centrato sui diritti civili e sulla laicità dello stato che altro che Zapatero, persino il programma del centro destra spagnola di Mariano Rajoy, poteva sembrare migliore”. Boselli poi ha messo il dito sulla piaga ricordando la polemica con il mancato varo da parte della giunta di Veltroni a Roma del famoso registro delle coppie di fatto che altrove in Italia, “per esempio a Bari”, invece esiste. Ma gli esempi, che militavano contro l’opportunismo (malcelato) sotto le mentite spoglie della scelta ontologica radicale di schierarsi con Veltroni, potevano essere innumerevoli. Compresi quelli che riguardavano l’appoggio a Rutelli per le elezioni comunali di Roma. Come Rutelli? Quello che ha clericalizzato il centro sinistra e che ha fatto varare la sciagurata legge 40 sulla fecondazione assistita? Non a caso i socialisti a Roma appoggiano la candidatura dell’ex presidente dell’arcy gay Franco Grillini a sindaco. Se lui se ne è andato dal Pd perché non si sentiva garantito sui propri diritti civili come omosessuale, come mai ci sono entrati i radicali?

Anche a Roma vogliamo parlare di voto utile? Poi Boselli ha avuto gioco facile in più di un’occasione, rispondendo ai radio ascoltatori, divisi a metà tra quelli che gli davano ragion e quelli che dicevano che si approfittava della situazione venutasi a creare, nel mettere all’angolo gli arrampicamenti sugli specchi dello stesso Bordin (che parlava come ideale ventriloquo delle ragioni di Pannella e Bonino) rovesciando il concetto di “voto utile”: “se per scelta opportunistica avete deciso di avere un posto sicuro in lista con Veltroni, perché disperdere i voti radicali nel Pd che già prende quelli clericali, meglio che votino per noi coloro cui premono le ragioni dello stato laico”. Se si fosse potuto fare un paragone calcistico, tanto caro all’immaginario della politica italiana, da Berlusconi in giù, il più adatto sarebbe stato quello della doppia sfida dei quarti di finale di Champions tra Roma e Manchester. L’impressione infatti, e non occorreva essere politologi di grido per avvertirla, è che i radicali stavolta avessero sbagliato partita. E che per paura di non farcela, la stessa che ha ovviamente Boselli che infatti pesca voti nel mercato politico lasciato libero da Pannella e Bonino, si siano chiusi in difesa. Beccando però gol a tutto spiano, con tiri ravvicinati e con qualche bella “saracca” da fuori area. Ma i veri problemi, comunque vadano queste elezioni, per i radicali nasceranno dopo.

Come fare infatti per convincere quelli che avranno preferito Boselli a ritornare a frequentare casa Pannella? E se, Dio non voglia per loro, Veltroni beccasse la batosta che gli predicono tutti i sondaggisti, chi rimetterà in piedi le macerie della casa dei radicali? Più che un muratore, fra l’altro, stavolta occorrerà una bella equipe di strizzacervelli. A forza di smarrire la propria identità di laici ci si può ritrovare senza nemmeno la memoria. Una smemoratezza simile a quella dell’ormai leggendario smemorato di Collegno, che diceva di essere il professor Giulio Cannella e che invece era molto probabilmente un Mario Bruneri qualsiasi.

Articolo di Dimitri Buffa su L'Opinione dell'11 aprile 2008

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