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I
professori scelti dai presidi
Intesa in Parlamento: spariscono le graduatorie, arrivano gli albi
professionali
La scuola sarà veramente autonoma, avrà un consiglio di amministrazione,
sceglierà da sola gli insegnanti, li valuterà rigorosamente ma
permetterà loro di fare carriera e li pagherà secondo il merito. Non è
l’ennesima riforma del sistema di istruzione, ma solo una
riorganizzazione che mira a fare di ogni istituto una realtà
indipendente sia pur all’interno di un sistema nazionale, sull’esempio
dell’Inghilterra, della Svezia ma - soprattutto - della scuola che
secondo l’Ocse funziona meglio al mondo, quella della Finlandia.
E questo si potrà fare non su proposta del governo ma con una iniziativa
parlamentare bipartisan all’interno della commissione Cultura della
Camera, presieduta da Valentina Aprea.
La scuola
Ogni istituto avrà un consiglio di amministrazione presieduto dal
preside, farà il suo piano dell’offerta formativa e sceglierà
direttamente i docenti tra coloro che ne hanno i requisiti.
Fondazioni
Gli istituti, come già aveva proposto Fioroni, potranno diventare
fondazioni, il che consentirà loro di ricevere finanziamenti anche
privati.
Professionisti
Verrà riformato il loro status giuridico: saranno professionisti e non
più impiegati pubblici. Come tutte le professioni anche quella docente
prevederà un percorso: università, specializzazione, praticantato,
iscrizione ad un albo. I consigli di amministrazione delle scuole
sceglieranno da quell’albo. E i precari? Non ci saranno più. Al massimo
un insegnante sarà disoccupato, ma precario no.
I titoli
Chi entra professore non esce tale e quale 40 anni dopo. Ci sarà una
carriera: docente iniziale, ordinario, esperto, vicedirigente. Poi, con
un altro concorso, dirigente. La carriera avverrà attraverso un sistema
di valutazione per esami o titoli.
La valutazione
Gli studenti saranno valutati con sistemi «oggettivi» che misureranno il
raggiungimento (o meno) degli obiettivi fissati dai programmi
nazionali. La valutazione avverrà prima all’interno della scuola, con un
nucleo di «autovalutazione» che consente un iniziale check-up, poi con
l’ausilio dell’Invalsi (l’istituto del ministero che si occupa di
valutazione) come soggetto terzo. In questo modo ogni scuola e ogni
specifica classe conosceranno carenze ma anche eccellenze proprie.
Autovalutazione e valutazione esterna varranno anche per i docenti. La
valutazione prevede un sistema premiale e anche sanzionatorio, ma è
soprattutto uno strumento di diagnosi, che dovrebbe impedire che alle
prossime rilevazioni Pisa-Ocse continuiamo ad essere in fondo alle
classifiche.
Schieramenti d’accordo
Politicamente la novità più rilevante di questo progetto di legge è che
nasce bipartisan. Se ne cominciò a parlare in un seminario alla fine del
2006 al ministero (con Fioroni ministro). Il tema fu ripreso da Fioroni
stesso nel convegno di Caserta (febbraio 2007). E’ stato raccolto in un
progetto di legge da Valentina Aprea dell’aprile scorso. Nell’ambito
della commissione Cultura, analoghe proposte sono venute da altre donne
di scuola di entrambi gli schieramenti: Maria Letizia De Torre (Pd),
Angela Napoli e Paola Frassineti (Pdl). Un comitato ristretto sta ora
lavorando affinché le proposte possano confluire in un unico progetto
trasversale.
PRO
“Buona idea. Ma faranno le barricate”
Antonio Petrolino, leader dei presidi romani. Secondo lei questo
progetto di legge investirebbe i dirigenti di troppa responsabilità?
«Sì, ci darebbe molta responsabilità, ma la proposta bipartisan su cui
il Parlamento si sta confrontando recepisce esattamente molte delle
proposte che l'associazione nazionale presidi fa ormai da alcuni anni».
Dunque le piace. Ma sarà concretamente possibile, secondo lei?
«Francamente: non credo. Le resistenze politiche saranno enormi».
Anche con un possibile accordo trasversale fra i partiti?
«Questo accordo lo voglio vedere. E comunque i sindacati faranno le
barricate prima di far passare una norma che spazza via le graduatorie,
i punteggi, i balzelli, i diritti acquisiti e tutto il resto».
Professor Petrolino, la professionalizzazione potrebbe, però, piacere
molto agli insegnanti.
«In linea di principio credo di sì, ma in via di fatto non credo
proprio. Gli insegnanti sono tutti molto scontenti di stare in questa
situazione, però la categoria ha una sorte di sindrome di Stoccolma, per
cui stanno male ma in un “male” che comunque conoscono e nella quale si
sentono garantiti».
E allora, secondo lei, quale sarà la conclusione?
«E allora ci sarà certamente qualche leader o leaderino politico che si
farà carico delle loro ansie, e tutto resterà più o meno così».
CONTRO
“Una riforma che spezzerà le certezze”
Enrico Panini, segretario della Flc-Cgil nonché segretario confederale.
Come vede questo ddl che soprattutto metterebbe fine alla precarietà?
«Francamente, e lo dico senza alcuna intenzione polemica, non ne colgo
l’utilità».
Darebbe una vera autonomia alle singole scuole, non crede?
«L’autonomia le scuole ce l’hanno già ed è determinata dalla possibilità
di proporre un loro piano dell’offerta formativa».
In più la dirigenza dell’Istituto potrebbe scegliersi gli insegnanti e
questo non sarebbe poco.
«Dal punto di vista della scuola è una mera illusione. A tenere in mano
i rubinetti è sempre il governo centrale che eroga o taglia i fondi. Se
i soldi non li dà, i dirigenti scolastici hanno poco da scegliere chi
assumere».
Ma quei pochi potranno almeno selezionarli.
«Ma questo possono farlo già oggi. Un insegnante che entra in ruolo deve
fare 180 giorni di servizio, essere valutato in base a quell’esperienza
ed essere quindi confermato o meno».
Qual è il suo timore?
«Che cambino per non cambiare. Il momento della selezione sarà spostato
dalla fase del concorso a quella discrezionale dei dirigenti d'istituto.
Non mi pare che questo possa garantire maggiore serietà. Serve solo a
spezzare le certezze di un docente di poter fare conto sull’esperienza
accumulata».
Articolo di Raffaello Masci pubblicato su La Stampa
del 19/7/2008 |
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