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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge su "diritto
allo studio"
500 milioni agli atenei migliori. "Concorsi più trasparenti"
Università e scuola, il governo frena
tagli ridotti, sblocco del turn-over
Comincia a produrre i primi effetti concreti la protesta del mondo
universitario e della scuola. I tagli agli atenei e il blocco del turn
over saranno mitigati e salta, almeno per quest'anno, il dimensionamento
della rete scolastica che mette e rischio le mini-scuole. I
provvedimenti relativi all'università sono contenuti nel decreto-legge
dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il
reclutamento del personale e l'efficienza del sistema universitario"
varato dal al Consiglio dei ministri. Mentre un disegno di legge e
apposite "Linee guida" affronteranno le spinose questioni
dell'"Autonomia, della responsabilità e del merito" all'interno degli
atenei italiani.
Le misure per gli atenei rimettono i discussione i tagli sui Fondi
universitari e il blocco del turn over previsti dalla Finanziaria
estiva: l'ormai nota legge 133 presente in quasi tutti gli slogan e
striscioni di contestazione. Gli atenei-cicala, cioè quelli che spendono
troppo per il personale, non potranno assumere docenti e ricercatori.
Per atenei-formica, quelli con i conti in ordine, il blocco del turn
over (a quota 20 per cento) salirà al 50 per cento e le assunzioni
dovranno favorire i ricercatori, a tempo indeterminato e determinato. E
dal 2009 il 5 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) verrà
ripartito in base alle pagelle che il Cnvsu (il Consiglio nazionale di
valutazione del sistema universitario) assegnerà ai diversi atenei. Si
tratta di 500milioni che, per il ministro Gelmini, sono "un segnale
significativo per dimostrare che possiamo spendere meglio le risorse e
puntare alla qualità della ricerca". Ma aggiunge il ministro: "I tagli
previsti per il 2010 resteranno: abbiamo un anno e anche di più per
iniziare un percorso di riforme che rendano questi tagli meno dolorosi".
Il decreto contiene misure per favorire il diritto allo studio: aumento
dei posti nelle residenze universitarie e 135 milioni per le borse di
studio a favore degli studenti meritevoli e i capaci. "Per la prima
volta- spiega in conferenza stampa l'inquilino di viale Trastevere - il
paese coprirà le necessità di tutti gli studenti aventi diritto ad una
borsa. Di solito gli esclusi sono 40.000: in tutto 180 mila ragazzi
avranno la borsa".
Ci sono poi le Linee guida e un disegno di legge sull'università che,
come hanno chiesto a gran voce gli studenti, dovrebbero porre fine allo
strapotere dei cosiddetti Baroni. Con il provvedimento sarà riformato il
reclutamento dei docenti, verrà lanciato un nuovo sistema di valutazione
degli atenei e sarà riordinato il Dottorato di ricerca. Niente blocco
dei concorsi banditi paventato da qualche parte "ma introduzione del
sorteggio per la composizione delle commissioni esaminatrici". "Abbiamo
introdotto - chiarisce il ministro - un cambiamento nei meccanismi di
composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio.
Le commissioni saranno composte da un membro interno e da altri eletti
per garantire una maggiore trasparenza''.
Lo slittamento al 2010 del dimensionamento della rete scolastica
(accorpamento degli istituti con meno di 500 alunni e cancellazione
delle scuole con meno di 50 alunni) farà parte di un emendamento che,
nel corso del dibattito parlamentare sulla conversione in legge del
decreto-legge 154, modificherà l'articolo 3. Il primo round del braccio
di ferro governo-regioni (che all'indomani del provvedimento hanno
annunciato il ricorso alla Corte costituzionale) è appannaggio di queste
ultime. Per il prossimo anno restano salve le piccole scuole (con meno
di 50 alunni) e gli istituti con meno di 500 alunni. E entro il 15
giugno 2009, sulla questione dimensionamento verrà stipulata una intesa
in Conferenza unificata Stato-regioni.
E la scuola resta scontenta. "La straordinaria mobilitazione promossa
dai sindacati scuola - dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl
scuola - sta già producendo i suoi effetti: il governo è costretto a
rivedere l'atteggiamento, fin qui mantenuto, di arrogante chiusura al
dialogo. Siamo tuttavia ancora molto lontani da quanto chiesto -
continua - con lo sciopero del 30 ottobre: le misure sulla scuola
contenute nella manovra economico finanziaria e quelle sul maestro
unico, sulle quali resta il nostro più fermo dissenso, devono essere
profondamente riviste, perché inaccettabili e insostenibili".
La Repubblica - 6 novembre 2008
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