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INCHIESTA. Con l'estate si prepara una vera rivoluzione targata
Gelmini
I risparmi decisi dal governo e le accuse di voler favorire gli istituti
privati
Dai super tagli alle classi affollate, in subbuglio il mondo
della scuola
Classi da 33 alunni e tagli allo stipendio per chi si ammala. La scuola,
più che ad un autunno caldo, si prepara ad un autentico tsunami. Per
ammodernare la macchina scolastica italiana, il governo Berlusconi agirà
essenzialmente su due leve: le riforme di sistema e la razionalizzazione
delle risorse. Ma una cosa è certa: nei prossimi tre anni, spariranno
migliaia di posti di lavoro, si potranno fare classi sempre più
affollate e gli insegnanti prima di ammalarsi dovranno "pensarci bene".
E non solo: verrà rilanciato il ruolo delle scuole private, i precari
dovranno pensare ad un'altra sistemazione e i dirigenti scolastici
saranno chiamati a rispondere dei mancati obiettivi raggiunti.
Già a settembre, per effetto dei tagli imposti dal precedente governo,
spariranno migliaia di classi e di cattedre per i supplenti. E le novità
introdotte dal decreto legge dall'affascinante titolo "Disposizioni
urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività,
la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"
sono operative dal 25 giugno scorso. Il mondo della scuola è in
fibrillazione perché nessuno sa come verranno tagliati 100 mila posti in
tre anni. E il recente attacco lanciato dal leader del Carroccio,
Umberto Bossi, al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, la dice
lunga sul clima che si respira anche all'interno del governo.
Bossi ha criticato la Gelmini "messa a fare il ministro senza avere mai
fatto l'insegnante". Prendendosi una risposta velenosa dall'inquilino di
Palazzo della Minerva: "Mi pare che nemmeno Umberto Bossi sia un
eminente costituzionalista e nonostante questo credo che farà al meglio
il suo lavoro". Ma cosa sta accadendo nella scuola?
La prima a scendere in campo è stata l'inquilina di viale Trastevere che
ha illustrato alla Camera il suo programma: merito, stipendio,
valutazione e carriera scolastica. Subito dopo è intervenuto il decreto
legge Tremonti che prevede una consistente cura dimagrante per gli
organici del personale scolastico e contemporaneamente è partita la
discussione parlamentare del disegno di legge Aprea sulle "norme per
l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta
educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico
degli insegnanti".
Le classi "over 30". Già dal prossimo anno, in base alle ultime
circolari sulla formazione delle classi sarà possibile elevare da 28 a
31 il numero di alunni per classe. E la nota ministeriale dello scorso
20 giugno prevede che i presidi delle superiori, quando a settembre si
conteranno promossi e bocciati, "dovranno tenere in conto la possibilità
non procedere a sdoppiamenti in presenza di un limitato numero di alunni
(una o due unità) eccedenti i parametri previsti". Risultato: si
potranno fare anche classi di 33 alunni. E i dirigenti scolastici alle
prese con gli organici stanno già comunicando alle famiglie che a
settembre alcune classi saranno accorpate.
I Tagli. Dopo i 47 mila posti (25 mila tagliati l'anno scorso e
quest'anno e 22 mila ancora da tagliare negli anni 2009/2010 e
2010/2011) tagliati dal governo Prodi, il decreto Tremonti prevede nel
triennio 2009/2011un taglio di circa 110 mila posti: 67 mila insegnanti
e 43 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari). Nelle ultime
settimane si rincorrono le ipotesi sui possibili interventi per centrare
l'obiettivo: maestro unico alla scuola elementare, riforma dei quadri
orari (con riduzione delle ore) in tutti i segmenti della scuola,
"razionalizzazione" degli indirizzi scolastici della scuola superiore,
revisione dei criteri di formazione delle classi e di assegnazione del
personale Ata alle scuole.
Le scuole private. Per fare evaporare in pochi anni 67 mila
cattedre, in base ai parametri attuali, occorre che la popolazione
scolastica si contragga di circa 600 mila unità. Una via per raggiungere
l'obiettivo è fornita dalla stessa Gelmini e dalla presidente della
commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea. Quest'ultima parla di
sussidiarietà come "stella polare" del cambiamento e prevede, nel suo
disegno di legge, un'autonomia scolastica collegata alla libertà di
scelta delle famiglie, che spostano i finanziamenti in base alle loro
scelte".
Alle scuole paritarie la neo inquilina di Palazzo della Minerva ha
dedicato più di due pagine della sua relazione di apertura in
commissione Cultura. In sostanza, rivendica il diritto delle famiglie
italiane di rivolgersi "a percorsi educativi con specifiche
connotazioni, cui la scuola paritaria può fornire risposte adeguate". La
risposta alle esigenze educative e di istruzione del cittadino sarebbero
"in un sistema pubblico di istruzione che fondi sul principio di
sussidiarietà forme di pluralismo educativo". Ma non solo "un dossier
dell'Agesc (l'associazione dei genitori delle scuole cattoliche, ndr)
rileva che il risparmio per l'erario determinato nell'anno corrente
dall'esistenza di queste libere iniziative è di circa 5 miliardi e
mezzo, a fronte di un contributo di circa 500 milioni di euro".
In altre parole, se una fetta di alunni attualmente in carico alle
scuole pubbliche si trasferisse nelle scuole private, sostenute (le
stesse scuole o le famiglie) da adeguati finanziamenti, sarebbe
possibile in pochi anni tagliare migliaia di classi e di posti,
risparmiare miliardi di euro (sono 8 quelli che prevede di recuperare il
decreto Tremonti sulla scuola) e rilanciare la scuola privata: richiesta
avanzata anche dal Santo Padre.
I precari. E i 342 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad
esaurimento? Il ministro Gelmini ha detto senza troppi equivoci che "il
precariato non potrà mai essere esaurito". In Italia, attualmente sono
più di 220 mila i supplenti che portano uno stipendio a casa grazie ad
un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche. Per
loro il futuro è incerto.
Le restrizioni sulla malattia. Pochi insegnanti sono ancora a
conoscenza del contenuto dell'articolo 71 del decreto legge Tremonti.
Dallo scorso 25 giugno, ai dipendenti statali che si assentano per
malattia verrò corrisposto (per in giorni di assenza) soltanto lo
stipendio base: senza quote accessorie o indennità. Per il personale
della scuola, questo provvedimento si traduce in una decurtazione pari
al 10 per cento. Ma non solo: dopo dieci giorni di malattia o comunque
dopo la seconda assenza per malattia (anche di un giorno) la stessa
verrà giustificata soltanto dietro presentazione di certificazione
medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Occorrerà quindi
recarsi al Pronto soccorso di una struttura pubblica per ottenere fare
il certificato medico "buono". E il medico fiscale potrà fare visita al
malato non più nelle quattro ore (10/12 e 17/19) previste dal contratto
ma dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Misure che tendono a ridurre le
assenze per malattia che nel comparto scuola sono piuttosto basse.
I dirigenti scolastici. Il governo ha stretto le maglie non solo
per insegnanti e Ata ma anche ai dirigenti scolastici, coinvolti in
prima persona nelle operazioni di "razionalizzazione" previste dal
decreto. "In mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati - recita
il provvedimento - comporta l'applicazione delle misure connesse con la
responsabilità dirigenziale previste dalla normativa".
La carriera degli insegnanti. Per i docenti si aprono le porte
della carriera. Il ddl Aprea prevede una carriera articolata in tre
livelli: docente iniziale, ordinario e esperto. Il passaggio da un
livello all'altro avviene attraverso concorso interno. Viene istituita
la figura del "vice dirigente" e le scuole, che potranno trasformarsi in
fondazioni, saranno gestite da un Consiglio di amministrazione.
(Tratto da La Repubblica dell'8 luglio 2008)
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