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Alcuni articoli su chiesa e pedofilia pubblicati sull'Espresso a novembre del 2006

Il silenzio è sacro di Giorgio Sturlese Tosi

L'orco sotto la tonaca   di Sandro Magister

Fedeli fino all'omertà    di Marco Lillo


Un filmato delle Iene sui preti pedofili. GUARDA

 

 

 

Sign for APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO PER FARE CHIAREZZA SULLE RECENTI DICHIARAZIONI DEL SEN. COSSIGA


 

Sign for I FACINOROSI FASCISTI DI PIAZZA NAVONA VADANO IN GALERA

 

Cossiga insiste

L'ex presidente della Repubblica, dopo le dichiarazioni di qualche giorno fa, in cui aveva invitato le forze dell'ordine a non «avere pietà» e a «picchiare a sangue» gli studenti che protestano e anche «quei docenti che li fomentano», in una lettera aperta al capo della Polizia, Antonio Manganelli, insiste.

«Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia,ma verso i manifestanti».
«A mio avviso, dato che un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, a loro madri, figlie e sorelle, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non è cosa poi tanto grave il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati, se fosse possibile la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi, da queste manifestazioni,e cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge».
Cossiga definisce poi «un grande errore strategico» reagire ad aggressioni e danneggiamenti dei manifestanti con «cariche d'alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante». «Io aspetterei ancora un po' adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di "Bella ciao", devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno. E il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro  manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di 'Hitler! Hitler!'. Questo il mio consiglio. Cordialmente Francesco Cossiga».

Tratto dalla lettera aperta del senatore Cossiga al capo della Polizia Manganelli.


Il paese dove tutto è possibile

Non è per contraddire Barack Obama, ma "il Paese dove tutto è possibile" non sono gli Usa. È l'Italia. Dove è possibile che il capogruppo del partito di maggioranza commenti l'elezione di Obama dicendo che fa contenta Al Qaeda. È possibile che il leader di un altro partito di governo abbia definito "bingo bongo" gli africani. È possibile che un altro autorevole leader di quel partito abbia definito "culattoni" gli omosessuali. È possibile che un sindaco del Nord inviti a trattare gli immigrati come "leprotti", a fucilate. È possibile che Marcello Dell'Utri (interdetto dai pubblici uffici, e però senatore della Repubblica: è possibile anche questo) ammonisca le giornaliste del Tg3 perché abbassano il morale della Nazione. È possibile che il premier, proprietario di televisioni, nel pieno del suo ruolo istituzionale inviti gli imprenditori a non destinare investimenti pubblicitari ai suoi concorrenti. È possibile che, in piena crisi finanziaria, lo stesso premier esorti ad acquistare azioni indicandone il nome. È possibile che una trasmissione della televisione pubblica sia oggetto di una spedizione punitiva di squadristi. È possibile che un ex presidente della Repubblica rievochi la violenza e gli intrighi di Stato come metodo repressivo delle manifestazioni studentesche. E sono possibili mille altre di queste meraviglie, nel solo vero paese dove veramente tutto è possibile. Così possibile che si è già avverato.

Michele Serra: L'amaca di giovedì 6 novembre 2008 - Tratta da "la Repubblica"


Un decalogo laico

di Piergiorgio Odifreddi

Per una delle ironie della storia, il motto risorgimentale «Libera Chiesa in Libero Stato» viene considerato nell'Italia repubblicana un'espressione di anticlericalismo, invece che un'asserzione di laicismo. Naturalmente, quasi tutti i nostri politici concordano sul fatto che la Chiesa e il Vaticano debbano avere la massima libertà di parola e di azione, e che lo Stato non debba interferire né con l'una, né con l'altra. Ma quasi nessuno pensa, o almeno dice, che le stesse libertà le debba avere anche lo Stato, senza esser costretto a subire la pressione ufficiale e ufficiosa delle gerarchie ecclesiastiche, a legiferare in ossequio alle loro credenze, e a pagare di tasca propria per la propaganda e gli affari altrui.
Per affrontare concretamente la pratica di un comportamento laico nella quotidianità individuale e sociale, proviamo dunque a formulare un Decalogo Laico che isoli una serie limitata di «comandamenti» sui quali ci si potrà confrontare ed, eventualmente, chiamare a raccolta. «Comandamenti» che, a seconda dei casi, sono rivolti al laico come stimoli propositivi, o al clericale come moniti dissuasivi.

1. Non avrai altro Stato all'infuori di me

Il rapporto fra Stato e Chiesa deve tener conto del fatto che quest'ultima è indissolubilmente legata in matrimonio col Vaticano, e che il Papa è anche il capo di uno stato estero indipendente. Questo conflitto di interessi genera un'indebita confusione tra la religione e politica, che un laico (anche, e soprattutto, se credente) dovrebbe sapere e volere dirimere: in particolare, favorendo l'abrogazione dell'articolo 7 della Costituzione e del relativo Concordato, che limitano l'indipendenza e la sovranità dello Stato italiano in maniera ormai anacronistica, perpetuando il «giogo pretesco» (come lo chiamò Benedetto Croce) che Mussolini le impose l'11 febbraio 1929, e Togliatti le reimpose il 25 marzo 1947.

2. Non nominare il nome di Dio invano

Il precedente conflitto di interessi tende a far sì che, andando ben oltre i diritti sanciti dal Concordato, la Chiesa pretenda di dettare politiche allo Stato sulle questioni più disparate, ritenendosi l'unica interprete di valori etici universali. Anzitutto, un laico non può accettare un preteso monopolio della religione sull'etica: al contrario, rivendica da un lato l'assolutezza di alcuni principi etici basati sulla natura e sulla ragione umane, e dall'altro la relatività di altri princìpi etici basati sulle convenzioni e sulle consuetudini sociali. Inoltre, un laico non può neppure accettare un preteso monopolio religioso della Chiesa Cattolica sull'etica, a scapito delle altre confessioni cristiane (protestanti o ortodosse) e delle altre religioni (monoteiste e non).

3. Ricordati di rispettare il tuo ruolo istituzionale

Un politico che ricopra incarichi istituzionali rappresenta l'intero elettorato, nazionale o locale, e non deve dunque compiere atti pubblici che ledano la sensibilità di una parte di quell'elettorato e la dignità del suo ruolo. Ad esempio, un ministro o un assessore laici non devono prendere parte a funzioni religiose, seguendo l'esempio del cattolico De Gaulle, che rifiutava di fare la comunione in pubblico per questo motivo. In particolare, sono lesive del principio della laicità le partecipazioni alle funzioni religiose dei rappresentanti della nazione e degli enti locali, soprattutto se effettuate come prassi regolare.

4. Onora il credente e il non credente

Un laico rispetta le credenze altrui, e questo rispetto si manifesta in maniere complementari. Un laico non credente, infatti, rispetta qualunque fede e religione (non solo una), e non rifiuta un'istanza etica soltanto perché dedotta da princìpi religiosi: semplicemente, non ritiene quei princìpi probatori e rivendica il diritto di valutarne le conseguenze indipendentemente dalle premesse. Un laico credente, simmetricamente, rispetta la mancanza di fede degli agnostici e degli atei, e non pretende di affermare che solo chi crede ha un senso etico, e che «senza Dio tutto sarebbe permesso»: non fosse altro, perché la storia ha sistematicamente smentito entrambe le affermazioni.

5. Non uccidere la razionalità scientifica

La scienza ricerca la verità mediante dimostrazioni ed esperimenti, e non si sottomette a giudizi e tribunali che non accettino questo metodo. Questa sua caratteristica la rende più compatibile con certe religioni, ad esempio il buddismo, e meno con altre: soprattutto con il cattolicesimo, la cui ricerca della verità si affida invece alla rivelazione biblica e ai pronunciamenti dogmatici dei Concili e del Papa. Il motto «la scienza è laica» significa semplicemente che si può essere scienziati, credenti o no, solo se si accettano le regole del gioco scientifico, che richiedono di tenere la religione fuori dalla porta dei laboratori: altrimenti si abiura e, come dice il Galileo di Brecht, «si tradisce la propria professione».

6. Non commettere adulterio filosofico

Più delicato è il rapporto tra filosofia e religione. E' innegabile che ci siano stati e ci siano filosofi cattolici, ma rimane il fatto che «nessun servo può servire due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro» (Luca, XVI, 13). Un filosofo laico, dunque, dovrebbe scegliere con chiarezza se servire la filosofia o la teologia, e soprattutto evitare di fare i salti mortali per «servire Dio e mammona», come oggi va di moda fra gli «atei devoti».

7. Non rubare

Tra spiritualità e materialità della Chiesa esiste un innegabile conflitto di interessi, che si manifesta in maniera dirompente negli immensi benefici economici, concordatari e non, che essa riceve dallo Stato e dagli enti locali italiani. La legge di attuazione dell'otto per mille, ad esempio, assegna alla Chiesa non solo le quote ad essa esplicitamente destinate da circa il trenta per cento dei contribuenti, ma anche la quasi totalità delle quote non destinate: una furberia tremontiana che si configura come un vero e proprio furto, che un laico (anche, e soprattutto, se credente) dovrebbe denunciare come truffaldino, alla stregua di molti altri «finanziamenti illeciti» che assommano a miliardi di euro all'anno.

8. Non dire falsa testimonianza

Parte delle tensioni laiche nel rapporto con la Chiesa sono dovute all'esagerata cassa di risonanza che i media offrono alle sue istanze, unita a una loro diffusa mancanza di obiettività. L'Osservatorio Radicale ha fatto notare, ad esempio, che nei suoi primi tre anni di pontificato il Papa ha ricevuto dal Tg1 e dal Tg2 più copertura sia del Presidente del Consiglio che del Presidente della Repubblica, come ci aspetterebbe da una Televisione Vaticana: un laico dovrebbe invece chiedere e pretendere un opposto comportamento dalle televisioni e dai giornali nazionali.

9. Non desiderare la scuola d'altri

La Chiesa continua ancor oggi a pretendere che si attui la richiesta del restauratore De Maistre: «dateceli dai cinque ai dieci anni, e saranno nostri per tutta la vita». Un laico progressista, credente o no, dovrebbe invece invocare la libertà di insegnamento religioso negli oratori e nelle scuole private, ma la neutralità dell'insegnamento nella scuola pubblica: che si abolisca dunque l'anacronistica ora di religione, o che almeno la si muti in un'ora di religioni (al plurale), insegnata da docenti statali che non siano sottoposti a un benestare della Curia che umilia uno Stato sovrano, tanto quanto il benestare del governo alle nomine dei vescovi umiliava una Chiesa coatta.

10. Non desiderare l'università d'altri

Ricordando la polemica sull'opportunità di invitare il Papa a parlare alla Sapienza, un laico non avrebbe certamente nulla da obiettare a che egli aprisse da solo l'anno accademico di un'università cattolica (forse sì, invece, al fatto che essa fosse finanziata coi soldi dello Stato). E sarebbe comunque felice di sentirlo dibattere con altri sul rapporto tra fede e ragione, o tra religione e scienza, anche in un'università pubblica. Facciamoli allora questi dibattiti, a tutti i livelli e in tutte le sedi, comprese quelle vaticane e non solo in quelle statali, per affermare i princìpi dell'ascolto reciproco e della mancanza di preclusioni da entrambe le parti, come richiede appunto la laicità.

Ma soprattutto osserviamo questi “comandamenti”, per affermare e riaffermare che le chiese e le religioni non hanno il monopolio dell'etica, e che comportarsi «come se Dio non ci fosse» non significa affatto rinunciare al nostro essere uomini morali, ma è piuttosto l'unico vero modo di farsene carico completamente.

su la Rinascita della Sinistra del 19/10/2008


Qui di seguito riportiamo un estratto dei dati forniti dallo studio internazionale più recente e accreditato, quello dell'OCSE, a cui aderiscono 30 paesi): lo studio "Education at a Glance" è del settembre 2008, e riporta in modo comparativo alcuni indicatori su quanto gli stati investono in istruzione rispetto al loro PIL e al totale della rispettiva spesa pubblica.

Ecco alcuni dati, riferiti all'Italia e ad alcuni altri paesi, relativi all'anno 2005:

Da questo dato emerge con chiarezza che se nel nostro paese si volesse quanto meno equiparare la spesa per l'istruzione alla media OCSE, la si dovrebbe incrementare di un punto percentuale, equivalente a circa 12 miliardi di Euro in più rispetto a quanto si spende oggi.

Rapporto spesa per l'istruzione sul PIL
%
Italia
4,4
Francia
5,7
Portogallo
5,4
Norvegia
7,0
Polonia
5,5
Media OCSE
5,4
Rapporto spesa per l'istruzione su spesa pubblica
%
Italia
9,3
Spagna
11,1
Irlanda
14,0
Messico
23,4
Corea
15,3
Nuova Zelanda
19,4
Stati Uniti
13,7
Repubblica Slovacca
19,5
Media OCSE
13,2

Al contrario, la riduzione di spesa di circa 8 miliardi di Euro prevista dalla recente manovra finanziaria riduce la percentuale al 3,9, misura che ci collocherà presto al penultimo posto nella graduatoria OCSE.

Ecco invece il dato relativo al totale della spesa pubblica:

Come risulta evidente, anche su questo parametro l'Italia risulta in posizione di notevole ritardo rispetto alla media, collocandosi in verità all'ultimo posto nella graduatoria generale.

Sul tema della spesa in istruzione sono disponibili anche altre ricerche, nazionali e internazionali, consultabili online (Censis, Rivista Tuttoscuola, gli stessi dati forniti dal Ministero dell'Istruzione) che attestano gli stessi elementi quantitativi non confortanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro paese e delle giovani generazioni.


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News sulla Borsa italiana

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Può essere che tangentopoli no ci sarebbe mai stata se Craxi non avesse avvertito Gheddafi dell'imminente bombardamento USA a Tripoli.

Giulio Andreotti nel programma "Faccia a faccia" di Radio Tre (4/11/2008)


È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe.

Paolo Guzzanti


Se in Italia non ci fosse il suffragio universale il centrosinistra vincerebbe tutte le elezioni.

Pierluigi Bersani


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Martin Niemöller (1892 – 1984)


Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante.

Indro Montanelli


Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta.

De Toqueville (1805-1859).


Anche Ernesto tira la volata a Joseph

Ernesto Galli della Loggia definisce il laicismo una "laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo". Così Joseph è contento ed Ernesto entra nel regno dei cieli. Sarebbe sufficiente scartabellare un comune dizionario della lingua italiana per scoprire che laicità vuol dire: “Qualità o condizione di chi è laico” e laicismo vuol dire: “Atteggiamento di chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica”. Ma Ernesto e Joseph credono ancora che gli italiani non lo sappiano. E forse hanno ragione … (n.s.)


“Berlusconi proseguirà la politica di Bush senza Bush, quella della Thatcher senza la Thatcher e quella di Sarkozy senza la Bruni”. 'Dall'altra parte, poi abbiamo Veltroni che preferisce non occuparsi di politica estera: è troppo complicato e rischioso, evidentemente, il compromesso in chiave internazionale ed è meglio non occuparsi del nostro rapporto con Washington, con l'Europa, con la Spagna, con un 'multilateralismo' indigesto agli americani, con il confronto sulle regole del mercato con le nuove grandi potenze come l'India e la Cina".

Bobo Craxi


....dicendomi il cardinale che li Italiani non si intendevano della guerra, io li risposi che i Franzesi non si intendevano dello stato; perché, se se n'intendessino, non lascerebbono venire la Chiesa in tanta grandezza.....

Dal Principe di Nicolò Machiavelli


'Ma che c'azzeccanò con il nostro partito i candidati selezionati da antonio di pietro?". Wanda Montanelli, responsabile donne nell'Idv, contesta le liste messe a punto dal suo leader. "Più passa il tempo- polemizza montanelli- e più mi domando quanto dovrà ancora durare la battaglia all'interno dell'italia dei valori per aumentare i livelli di democraticità di questo partito".

12 marzo 2008


Papa On

Da oggi, inviando un sms al 42246 con il testo «Papa On», al costo di 25 centesimi si possono ricevere sul proprio cellulare le frasi più significative del pensiero di Papa Giovanni Paolo II. A quando il ritorno alle indulgenze, ma con tecnologia sms? (n.s.)

italialaica.it (9-3-2008)


"Berlusconi e Veltroni sono d'accordo. Non si combattono fra loro, ma vogliono distruggere chi sta vicino. Berlusconi vuole distruggere Udc e Destra. Veltroni vuole distruggere Ps e Sinistra".

Ugo Intini durante una manifestazione elettorale del Ps.


In Calabria, il deputato uscente del Pd Marilina Intrieri, non ricandidata, ha affermato: «A non volermi sono stati la ’ndrangheta e gli amministratori locali che con essa fanno affari. È chiaro quindi che ambienti istituzionali, politici e malavitosi non hanno voluto la mia ricandidatura».


La logica veltroniana

«La politica non può dare soluzioni ai problemi senza farsi guidare da un sistema di valori»

"I temi etici devono rimanere fuori dal dibattito politico elettorale"

Walter Veltroni


"Somos reformistas, no de izquierdas"

"Siamo riformisti, non di sinistra"

Walter Veltroni - El Pais - 1/3/2008


«I cattolici vogliono le riforme e un Paese moderno. Per questo motivo scelgono due partiti riformisti: il Pd e il Pdl, Veltroni e Berlusconi». Il professor Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e fondatore della Compagnia delle Opere


Odifreddi: "Difficile coniugare laici e cattolici"

Il matematico Odifreddi attacca anche il Manifesto dei valori del Pd: "Credo sia difficile coniugare laicismo e cattolicesimo. Quando ero nel comitato del manifesto per i Valori del Pd ho cercato di far capire che un partito che si volesse dire laico doveva fare una scelta, questa non si è voluta fare, nel Manifesto è rimasta una formulazione che io non ho approvato e non ho votato che si dice che la religione ha un valore pubblico e non solo privato. È evidente che i nodi arrivano subito al pettine"


“Altro che apparentamento nel segno della legalità. Io credo che se Veltroni ha imbarcato Di Pietro lo ha fatto per annettersi tutte le clientele dell’Udc in Calabria e in altre regioni del Sud, visto che queste clientele stanno adesso tutte confluendo nell’Italia dei Valori”.

Franco Romano - ex responsabile dell'Italia dei Valori in Calabria


Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora.

Daniele Luttazzi

17/09/2007 Micromega


“È ora che questa vicenda così assurda abbia termine perché altrimenti consiglierei a D’Alema di prendere iniziative. Non si può andare avanti con questo magistrato che ha scritto le cose che ha scritto, che continua ad alimentare questo stillicidio. È una cosa che deve terminare, e per questo mi auguro che il Csm faccia fino in fondo il suo dovere. Se non lo fa, immagino che gli interessati poi alla fine non potranno continuare a subire campagne di questo genere”.
avvocato di Massimo D’Alema a proposito della Forleo


Mi sono accorto di una cosa gravissima: quando accendo la televisione per guardare un telegiornale a caso, dal Tg1 a Sky TG24, mi trovo quasi sempre davanti il papa. Se cambio canale, esercito una censura? Sono responsabile di negare la voce a Benedetto? Al fine di evitare tutto ciò propongo una modifica obbligatoria a tutti i televisori già presenti nelle case degli italiani (a proprie spese) affinchè quando parla il papa (su qualunque canale) la televisione si accenda e il volume venga settato al massimo, senza possibilità di spegnere o di cambiare canale. Inoltre verranno fatti controlli campione e chi verrà trovato con i tappi nelle orecchie verrà severamente punito. Così saremo sicuri che tutti gli italiani avranno la loro dose giornaliera di Verità e che Benedetto non sarà più zittito da quall'atrrezzo infernale che è il telecomando.""" A.P. da www.nogod.it


Sui problemi della comunicazione, così Oliviero Toscani risponde al Papa: “La pubblicità l’ha inventata la Chiesa - ha commentato il fotografo -. La Cappella Sistina che cos’è? Non è pubblicità? Per di più pubblicità ingannevole, perché nessuno ha mai provato l’esistenza di Dio, della Madonna, dei Cristi, dei paradisi, degli inferni e del Purgatorio”. Secondo Toscani “il Vaticano non è altro che una grandissima agenzia di comunicazioni, un centro di propaganda ideologica. Non produce niente. L’unico prodotto di consumo della religione cattolica sono l’acqua santa e le ostie, a costo zero”.


Massimo D’Alema nel 1998, l’anno della Cosa 2, rivolto a Roberto Villetti (socialista): “Se la pensate come me, siete inutili; se la pensate diversamente, siete dannosi”.


Riporto per intero un'intervista di Andrea Cangini per "Quotidiano nazionale":

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire? «A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che... «Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

 

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