L'ex presidente della Repubblica,
dopo le dichiarazioni di qualche
giorno fa, in cui aveva invitato le
forze dell'ordine a non «avere
pietà» e a «picchiare a sangue» gli
studenti che protestano e
anche «quei docenti che li
fomentano», in una lettera aperta al
capo della Polizia, Antonio
Manganelli, insiste.
«Un'efficace politica dell'ordine
pubblico deve basarsi su un vasto
consenso popolare, e il consenso si
forma sulla paura, non verso le
forze di polizia,ma verso i
manifestanti».
«A mio avviso, dato che un lancio di
bottiglie contro le forze di
polizia, insulti rivolti a
poliziotti e carabinieri, a loro
madri, figlie e sorelle,
l'occupazione di stazioni
ferroviarie, qualche automobile
bruciata non è cosa poi tanto grave
il mio consiglio è che in attesa di
tempi peggiori, che certamente
verranno, Lei disponga che al minimo
cenno di violenze di questo tipo, le
forze di polizia si ritirino, in
modo che qualche commerciante,
qualche proprietario di automobili,
e anche qualche passante, meglio se
donna, vecchio o bambino, siano
danneggiati, se fosse possibile la
sede dell'arcivescovo di Milano,
qualche sede della Caritas o di Pax
Christi, da queste manifestazioni,e
cresca nella gente comune la paura
dei manifestanti e con la paura
l'odio verso di essi e i loro
mandanti o chi da qualche loft o da
qualche redazione, ad esempio quella
de L'Unità, li sorregge».
Cossiga definisce poi «un grande
errore strategico» reagire ad
aggressioni e danneggiamenti dei
manifestanti con «cariche
d'alleggerimento, usando anche gli
sfollagente e ferendo qualche
manifestante». «Io aspetterei ancora
un po' adottando straordinarie
misure di protezione nei confronti
delle sedi di organizzazioni di
sinistra. E solo dopo che la
situazione si aggravasse e colonne
di studenti con militanti dei centri
sociali, al canto di "Bella ciao",
devastassero strade, negozi,
infrastrutture pubbliche e
aggredissero forze di polizia in
tenuta ordinaria e non antisommossa
e ferissero qualcuno di loro, anche
uccidendolo, farei intervenire
massicciamente e pesantemente le
forze dell'ordine contro i
manifestanti, ma senza arrestare
nessuno. E il comunicato del
Viminale dovrebbe dire che si è
intervenuto contro manifestazioni
violente del Blocco Studentesco, di
Casa Pound e di altri manifestanti
di estrema destra, compresi gruppi
di naziskin che manifestavano al
grido di 'Hitler! Hitler!'. Questo
il mio consiglio. Cordialmente
Francesco Cossiga».
Tratto dalla lettera
aperta del senatore Cossiga al capo
della Polizia Manganelli.
Il paese dove tutto è possibile
Non è per contraddire Barack Obama,
ma "il Paese dove tutto è possibile"
non sono gli Usa. È l'Italia. Dove è
possibile che il capogruppo del
partito di maggioranza commenti
l'elezione di Obama dicendo che fa
contenta Al Qaeda. È possibile che
il leader di un altro partito di
governo abbia definito "bingo bongo"
gli africani. È possibile che un
altro autorevole leader di quel
partito abbia definito "culattoni"
gli omosessuali. È possibile che un
sindaco del Nord inviti a trattare
gli immigrati come "leprotti", a
fucilate. È possibile che Marcello
Dell'Utri (interdetto dai pubblici
uffici, e però senatore della
Repubblica: è possibile anche
questo) ammonisca le giornaliste del
Tg3 perché abbassano il morale della
Nazione. È possibile che il premier,
proprietario di televisioni, nel
pieno del suo ruolo istituzionale
inviti gli imprenditori a non
destinare investimenti pubblicitari
ai suoi concorrenti. È possibile
che, in piena crisi finanziaria, lo
stesso premier esorti ad acquistare
azioni indicandone il nome. È
possibile che una trasmissione della
televisione pubblica sia oggetto di
una spedizione punitiva di
squadristi. È possibile che un ex
presidente della Repubblica rievochi
la violenza e gli intrighi di Stato
come metodo repressivo delle
manifestazioni studentesche. E sono
possibili mille altre di queste
meraviglie, nel solo vero paese dove
veramente tutto è possibile. Così
possibile che si è già avverato.
Michele Serra:
L'amaca di giovedì 6 novembre 2008 -
Tratta da "la Repubblica"
Un decalogo laico
di Piergiorgio Odifreddi
Per una delle ironie della storia,
il motto risorgimentale «Libera
Chiesa in Libero Stato» viene
considerato nell'Italia repubblicana
un'espressione di anticlericalismo,
invece che un'asserzione di
laicismo. Naturalmente, quasi tutti
i nostri politici concordano sul
fatto che la Chiesa e il Vaticano
debbano avere la massima libertà di
parola e di azione, e che lo Stato
non debba interferire né con l'una,
né con l'altra. Ma quasi nessuno
pensa, o almeno dice, che le stesse
libertà le debba avere anche lo
Stato, senza esser costretto a
subire la pressione ufficiale e
ufficiosa delle gerarchie
ecclesiastiche, a legiferare in
ossequio alle loro credenze, e a
pagare di tasca propria per la
propaganda e gli affari altrui.
Per affrontare concretamente la
pratica di un comportamento laico
nella quotidianità individuale e
sociale, proviamo dunque a formulare
un Decalogo Laico che isoli una
serie limitata di «comandamenti» sui
quali ci si potrà confrontare ed,
eventualmente, chiamare a raccolta.
«Comandamenti» che, a seconda dei
casi, sono rivolti al laico come
stimoli propositivi, o al clericale
come moniti dissuasivi.
1. Non avrai altro Stato all'infuori
di me
Il rapporto fra Stato e Chiesa deve
tener conto del fatto che
quest'ultima è indissolubilmente
legata in matrimonio col Vaticano, e
che il Papa è anche il capo di uno
stato estero indipendente. Questo
conflitto di interessi genera
un'indebita confusione tra la
religione e politica, che un laico
(anche, e soprattutto, se credente)
dovrebbe sapere e volere dirimere:
in particolare, favorendo
l'abrogazione dell'articolo 7 della
Costituzione e del relativo
Concordato, che limitano
l'indipendenza e la sovranità dello
Stato italiano in maniera ormai
anacronistica, perpetuando il «giogo
pretesco» (come lo chiamò Benedetto
Croce) che Mussolini le impose l'11
febbraio 1929, e Togliatti le
reimpose il 25 marzo 1947.
2. Non nominare il nome di Dio
invano
Il precedente conflitto di interessi
tende a far sì che, andando ben
oltre i diritti sanciti dal
Concordato, la Chiesa pretenda di
dettare politiche allo Stato sulle
questioni più disparate, ritenendosi
l'unica interprete di valori etici
universali. Anzitutto, un laico non
può accettare un preteso monopolio
della religione sull'etica: al
contrario, rivendica da un lato
l'assolutezza di alcuni principi
etici basati sulla natura e sulla
ragione umane, e dall'altro la
relatività di altri princìpi etici
basati sulle convenzioni e sulle
consuetudini sociali. Inoltre, un
laico non può neppure accettare un
preteso monopolio religioso della
Chiesa Cattolica sull'etica, a
scapito delle altre confessioni
cristiane (protestanti o ortodosse)
e delle altre religioni (monoteiste
e non).
3. Ricordati di rispettare il tuo
ruolo istituzionale
Un politico che ricopra incarichi
istituzionali rappresenta l'intero
elettorato, nazionale o locale, e
non deve dunque compiere atti
pubblici che ledano la sensibilità
di una parte di quell'elettorato e
la dignità del suo ruolo. Ad
esempio, un ministro o un assessore
laici non devono prendere parte a
funzioni religiose, seguendo
l'esempio del cattolico De Gaulle,
che rifiutava di fare la comunione
in pubblico per questo motivo. In
particolare, sono lesive del
principio della laicità le
partecipazioni alle funzioni
religiose dei rappresentanti della
nazione e degli enti locali,
soprattutto se effettuate come
prassi regolare.
4. Onora il credente e il non
credente
Un laico rispetta le credenze
altrui, e questo rispetto si
manifesta in maniere complementari.
Un laico non credente, infatti,
rispetta qualunque fede e religione
(non solo una), e non rifiuta
un'istanza etica soltanto perché
dedotta da princìpi religiosi:
semplicemente, non ritiene quei
princìpi probatori e rivendica il
diritto di valutarne le conseguenze
indipendentemente dalle premesse. Un
laico credente, simmetricamente,
rispetta la mancanza di fede degli
agnostici e degli atei, e non
pretende di affermare che solo chi
crede ha un senso etico, e che
«senza Dio tutto sarebbe permesso»:
non fosse altro, perché la storia ha
sistematicamente smentito entrambe
le affermazioni.
5. Non uccidere la razionalità
scientifica
La scienza ricerca la verità
mediante dimostrazioni ed
esperimenti, e non si sottomette a
giudizi e tribunali che non
accettino questo metodo. Questa sua
caratteristica la rende più
compatibile con certe religioni, ad
esempio il buddismo, e meno con
altre: soprattutto con il
cattolicesimo, la cui ricerca della
verità si affida invece alla
rivelazione biblica e ai
pronunciamenti dogmatici dei Concili
e del Papa. Il motto «la scienza è
laica» significa semplicemente che
si può essere scienziati, credenti o
no, solo se si accettano le regole
del gioco scientifico, che
richiedono di tenere la religione
fuori dalla porta dei laboratori:
altrimenti si abiura e, come dice il
Galileo di Brecht, «si tradisce la
propria professione».
6. Non commettere adulterio
filosofico
Più delicato è il rapporto tra
filosofia e religione. E' innegabile
che ci siano stati e ci siano
filosofi cattolici, ma rimane il
fatto che «nessun servo può servire
due padroni: o odierà l'uno e amerà
l'altro, oppure si affezionerà
all'uno e disprezzerà l'altro»
(Luca, XVI, 13). Un filosofo laico,
dunque, dovrebbe scegliere con
chiarezza se servire la filosofia o
la teologia, e soprattutto evitare
di fare i salti mortali per «servire
Dio e mammona», come oggi va di moda
fra gli «atei devoti».
7. Non rubare
Tra spiritualità e materialità della
Chiesa esiste un innegabile
conflitto di interessi, che si
manifesta in maniera dirompente
negli immensi benefici economici,
concordatari e non, che essa riceve
dallo Stato e dagli enti locali
italiani. La legge di attuazione
dell'otto per mille, ad esempio,
assegna alla Chiesa non solo le
quote ad essa esplicitamente
destinate da circa il trenta per
cento dei contribuenti, ma anche la
quasi totalità delle quote non
destinate: una furberia tremontiana
che si configura come un vero e
proprio furto, che un laico (anche,
e soprattutto, se credente) dovrebbe
denunciare come truffaldino, alla
stregua di molti altri
«finanziamenti illeciti» che
assommano a miliardi di euro
all'anno.
8. Non dire falsa testimonianza
Parte delle tensioni laiche nel
rapporto con la Chiesa sono dovute
all'esagerata cassa di risonanza che
i media offrono alle sue istanze,
unita a una loro diffusa mancanza di
obiettività. L'Osservatorio Radicale
ha fatto notare, ad esempio, che nei
suoi primi tre anni di pontificato
il Papa ha ricevuto dal Tg1 e dal
Tg2 più copertura sia del Presidente
del Consiglio che del Presidente
della Repubblica, come ci
aspetterebbe da una Televisione
Vaticana: un laico dovrebbe invece
chiedere e pretendere un opposto
comportamento dalle televisioni e
dai giornali nazionali.
9. Non desiderare la scuola d'altri
La Chiesa continua ancor oggi a
pretendere che si attui la richiesta
del restauratore De Maistre:
«dateceli dai cinque ai dieci anni,
e saranno nostri per tutta la vita».
Un laico progressista, credente o
no, dovrebbe invece invocare la
libertà di insegnamento religioso
negli oratori e nelle scuole
private, ma la neutralità
dell'insegnamento nella scuola
pubblica: che si abolisca dunque
l'anacronistica ora di religione, o
che almeno la si muti in un'ora di
religioni (al plurale), insegnata da
docenti statali che non siano
sottoposti a un benestare della
Curia che umilia uno Stato sovrano,
tanto quanto il benestare del
governo alle nomine dei vescovi
umiliava una Chiesa coatta.
10. Non desiderare l'università
d'altri
Ricordando la polemica
sull'opportunità di invitare il Papa
a parlare alla Sapienza, un laico
non avrebbe certamente nulla da
obiettare a che egli aprisse da solo
l'anno accademico di un'università
cattolica (forse sì, invece, al
fatto che essa fosse finanziata coi
soldi dello Stato). E sarebbe
comunque felice di sentirlo
dibattere con altri sul rapporto tra
fede e ragione, o tra religione e
scienza, anche in un'università
pubblica. Facciamoli allora questi
dibattiti, a tutti i livelli e in
tutte le sedi, comprese quelle
vaticane e non solo in quelle
statali, per affermare i princìpi
dell'ascolto reciproco e della
mancanza di preclusioni da entrambe
le parti, come richiede appunto la
laicità.
Ma soprattutto osserviamo questi
“comandamenti”, per affermare e
riaffermare che le chiese e le
religioni non hanno il monopolio
dell'etica, e che comportarsi «come
se Dio non ci fosse» non significa
affatto rinunciare al nostro essere
uomini morali, ma è piuttosto
l'unico vero modo di farsene carico
completamente.
su la Rinascita della Sinistra del
19/10/2008
Qui di seguito riportiamo un estratto dei dati
forniti dallo studio internazionale più recente e
accreditato, quello dell'OCSE, a cui aderiscono 30
paesi): lo studio
"Education at a Glance" è del settembre 2008, e
riporta in modo comparativo alcuni indicatori su
quanto gli stati investono in istruzione rispetto al
loro PIL e al totale della rispettiva spesa
pubblica.
Ecco alcuni dati, riferiti all'Italia e ad
alcuni altri paesi, relativi all'anno 2005:
Da questo dato emerge con chiarezza che se
nel nostro paese si volesse quanto meno
equiparare la spesa per l'istruzione alla
media OCSE, la si dovrebbe incrementare di
un punto percentuale, equivalente a circa 12
miliardi di Euro in più rispetto a quanto si
spende oggi.
Rapporto spesa
per l'istruzione sul PIL
%
Italia
4,4
Francia
5,7
Portogallo
5,4
Norvegia
7,0
Polonia
5,5
Media OCSE
5,4
Rapporto spesa per
l'istruzione su spesa pubblica
%
Italia
9,3
Spagna
11,1
Irlanda
14,0
Messico
23,4
Corea
15,3
Nuova Zelanda
19,4
Stati Uniti
13,7
Repubblica Slovacca
19,5
Media OCSE
13,2
Al contrario, la riduzione di
spesa di circa 8 miliardi di Euro prevista
dalla recente manovra finanziaria riduce la
percentuale al 3,9, misura che ci collocherà
presto al penultimo posto nella graduatoria
OCSE.
Ecco invece il dato relativo al totale della
spesa pubblica:
Come risulta evidente, anche su questo
parametro l'Italia risulta in posizione di
notevole ritardo rispetto alla media,
collocandosi in verità all'ultimo posto
nella graduatoria generale.
Sul tema della spesa in istruzione sono
disponibili anche altre ricerche, nazionali
e internazionali, consultabili online (Censis,
Rivista Tuttoscuola, gli stessi dati
forniti dal
Ministero dell'Istruzione) che attestano
gli stessi elementi quantitativi non
confortanti per il presente e soprattutto
per il futuro del nostro paese e delle
giovani generazioni.
Può essere
che tangentopoli no ci sarebbe mai stata se Craxi non avesse avvertito Gheddafi
dell'imminente bombardamento USA a Tripoli.
Giulio Andreotti nel programma "Faccia a faccia" di Radio Tre
(4/11/2008)
È
ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un
governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo
servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo
giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un
viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre
spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben
risuolato le sue scarpe.
Paolo Guzzanti
Se in
Italia non ci fosse il suffragio universale il centrosinistra vincerebbe tutte
le elezioni.
Pierluigi Bersani
Prima di
tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano
fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero
comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Martin Niemöller (1892 – 1984)
Conosco
molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun
moralista che non sia un furfante.
Indro Montanelli
Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della
civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si
lasciano trascinare. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare
loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un
individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile
momento critico, troverà la strada aperta.
De Toqueville (1805-1859).
Ernesto Galli della Loggia definisce il laicismo una "laicità scomposta e
radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo". Così Joseph è
contento ed Ernesto entra nel regno dei cieli. Sarebbe sufficiente scartabellare
un comune dizionario della lingua italiana per scoprire che laicità vuol dire:
“Qualità o condizione di chi è laico” e laicismo vuol dire: “Atteggiamento di
chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei
cittadini dall’autorità ecclesiastica”. Ma Ernesto e Joseph credono ancora che
gli italiani non lo sappiano. E forse hanno ragione … (n.s.)
“Berlusconi proseguirà la politica di Bush senza Bush, quella della Thatcher
senza la Thatcher e quella di Sarkozy senza la Bruni”. 'Dall'altra parte, poi
abbiamo Veltroni che preferisce non occuparsi di politica estera: è troppo
complicato e rischioso, evidentemente, il compromesso in chiave internazionale
ed è meglio non occuparsi del nostro rapporto con Washington, con l'Europa, con
la Spagna, con un 'multilateralismo' indigesto agli americani, con il confronto
sulle regole del mercato con le nuove grandi potenze come l'India e la Cina".
Bobo Craxi
....dicendomi il cardinale che li Italiani non si intendevano della guerra,
io li risposi che i Franzesi non si intendevano dello stato; perché, se se n'intendessino,
non lascerebbono venire la Chiesa in tanta grandezza.....
Dal Principe di Nicolò Machiavelli
'Ma che c'azzeccanò con il nostro partito i candidati selezionati da antonio
di pietro?". Wanda Montanelli, responsabile donne nell'Idv, contesta le liste
messe a punto dal suo leader. "Più passa il tempo- polemizza montanelli- e più
mi domando quanto dovrà ancora durare la battaglia all'interno dell'italia dei
valori per aumentare i livelli di democraticità di questo partito".
12 marzo 2008
Papa On
Da oggi, inviando un sms al 42246
con il testo «Papa On», al costo di 25 centesimi si possono ricevere sul proprio
cellulare le frasi più significative del pensiero di Papa Giovanni Paolo II. A
quando il ritorno alle indulgenze, ma con tecnologia sms? (n.s.)
italialaica.it
(9-3-2008)
"Berlusconi e Veltroni sono d'accordo. Non si combattono fra loro, ma
vogliono distruggere chi sta vicino. Berlusconi vuole distruggere Udc e Destra.
Veltroni vuole distruggere Ps e Sinistra".
Ugo Intini durante una manifestazione elettorale del Ps.
In Calabria, il deputato uscente del Pd Marilina Intrieri, non ricandidata,
ha affermato: «A non volermi sono stati la ’ndrangheta e gli amministratori
locali che con essa fanno affari. È chiaro quindi che ambienti istituzionali,
politici e malavitosi non hanno voluto la mia ricandidatura».
La logica veltroniana
«La politica non può dare soluzioni ai problemi senza farsi guidare da un
sistema di valori»
"I temi etici devono rimanere fuori dal dibattito politico elettorale"
Walter Veltroni
"Somos reformistas, no de izquierdas"
"Siamo riformisti, non di sinistra"
Walter Veltroni - El Pais - 1/3/2008
«I cattolici vogliono le riforme e un Paese
moderno. Per questo motivo scelgono due partiti riformisti: il Pd e il Pdl,
Veltroni e Berlusconi». Il professor Giorgio Vittadini, presidente della
Fondazione per la Sussidiarietà e fondatore della Compagnia delle Opere
Odifreddi: "Difficile
coniugare laici e cattolici"
Il matematico Odifreddi attacca anche il
Manifesto dei valori del Pd: "Credo sia difficile
coniugare laicismo e cattolicesimo. Quando ero nel
comitato del manifesto per i Valori del Pd ho
cercato di far capire che un partito che si volesse
dire laico doveva fare una scelta, questa non si è
voluta fare, nel Manifesto è rimasta una
formulazione che io non ho approvato e non ho votato
che si dice che la religione ha un valore pubblico e
non solo privato. È evidente che i nodi arrivano
subito al pettine"
“Altro che apparentamento nel segno della
legalità. Io credo che se Veltroni ha imbarcato Di
Pietro lo ha fatto per annettersi tutte le clientele
dell’Udc in Calabria e in altre regioni del Sud,
visto che queste clientele stanno adesso tutte
confluendo nell’Italia dei Valori”.
Franco Romano - ex responsabile
dell'Italia dei Valori in Calabria
Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora.
Daniele Luttazzi
17/09/2007
Micromega
“È ora che questa vicenda così assurda abbia termine
perché altrimenti consiglierei a D’Alema di prendere
iniziative. Non si può andare avanti con questo
magistrato che ha scritto le cose che ha scritto,
che continua ad alimentare questo stillicidio. È una
cosa che deve terminare, e per questo mi auguro che
il Csm faccia fino in fondo il suo dovere. Se non lo
fa, immagino che gli interessati poi alla fine non
potranno continuare a subire campagne di questo
genere”. avvocato di
Massimo D’Alema a proposito della Forleo
Mi sono accorto di una cosa
gravissima: quando accendo la
televisione per guardare un telegiornale
a caso, dal Tg1 a Sky TG24, mi trovo
quasi sempre davanti il papa. Se
cambio canale, esercito una censura?
Sono responsabile di negare la
voce a Benedetto? Al fine di evitare
tutto ciò propongo una modifica
obbligatoria a tutti i televisori già
presenti nelle case degli italiani (a
proprie spese) affinchè quando parla il
papa (su qualunque canale) la
televisione si accenda e il volume venga
settato al massimo, senza possibilità di
spegnere o di cambiare canale. Inoltre
verranno fatti controlli campione e chi
verrà trovato con i tappi nelle orecchie
verrà severamente punito. Così saremo
sicuri che tutti gli italiani avranno la
loro dose giornaliera di Verità e che
Benedetto non sarà più zittito da quall'atrrezzo
infernale che è il telecomando.""" A.P.
da
www.nogod.it
Sui problemi della comunicazione, così Oliviero Toscani risponde al
Papa: “La pubblicità l’ha inventata la Chiesa - ha commentato il
fotografo -. La Cappella Sistina che cos’è? Non è pubblicità? Per di più
pubblicità ingannevole, perché nessuno ha mai provato l’esistenza di
Dio, della Madonna, dei Cristi, dei paradisi, degli inferni e del
Purgatorio”. Secondo Toscani “il Vaticano non è altro che una
grandissima agenzia di comunicazioni, un centro di propaganda
ideologica. Non produce niente. L’unico prodotto di consumo della
religione cattolica sono l’acqua santa e le ostie, a costo zero”.
Massimo D’Alema nel 1998, l’anno della Cosa 2, rivolto a Roberto
Villetti (socialista): “Se la pensate come me, siete inutili; se la
pensate diversamente, siete dannosi”.
Riporto per intero
un'intervista di Andrea Cangini per "Quotidiano
nazionale":
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso
della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende,
se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto
benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il
granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e
che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia». Quali fatti dovrebbero seguire? «A questo punto, Maroni
dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno». Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei
licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse
ucciso o gravemente ferito...». Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di
polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti
provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i
manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e
fuoco le città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il
suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia
e carabinieri». Nel senso che... «Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero
massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non
arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma
picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani,
certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che
sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in
piazza: un atteggiamento criminale!». E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del
genere?«In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi
l'incendio». Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo
tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si
dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle
università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il
Movimento studentesco e la sinistra sindacale».