
Studio dalla Banca d'Italia sui divari territoriali e familiari
I ragazzi di provenienza socio-economica svantaggiata sono meno bravi
Bankitalia: "Soprattutto al Sud la scuola discrimina i poveri"
Svantaggiati dalla nascita. Gli studenti del Mezzogiorno provenienti da
famiglie povere, o in condizioni economiche modeste, a scuola sono meno
bravi. Un divario che incide su quello, più generale, tra Nord e Sud, e
che si attenua solo alle scuole medie superiori. Lì a contare è
soprattutto la scelta dell'istituto: sono più bravi gli studenti dei
licei, meno quelli degli istituti tecnici (frequentati peraltro dal 70%
degli studenti italiani). Ma anche in questo la provenienza
socio-economica dello studente incide pesantemente, perché sono
soprattutto i ragazzi che vengono da famiglie agiate a essere spinti
dalla famiglia verso i licei. Sono le conclusioni alle quali arriva uno
studio pubblicato dalla Banca d'Italia, condotto da Pasqualino
Montanaro, che mette a confronto le principali indagini internazionali
sulla scuola, da quella dell'Ocse (Pisa) alla Timss e Invalsi.
Dall'analisi incrociata delle rilevazioni, spiega Montanaro, del Nucleo
per la ricerca economica della sede di Ancona della Banca d'Italia,
emerge che "il livello di proficiency nel Mezzogiorno è
significativamente più basso rispetto agli standard internazionali e a
quelli delle regioni settentrionali, in tutti gli ambiti di valutazione
considerati (comprensione del testo, matematica, scienze, problem
solving), "il grado di dispersione dei punteggi è più elevato al Sud"
(cioè al Sud sono molto significative le differenze), "i divari
territoriali tendono a crescere durante il percorso scolastico".
Un quadro desolante, nel quale incide pesantemente la situazione
economica delle famiglie. "E' ampiamente riconosciuto - si legge nello
studio - che le differenti condizioni sociali e culturali, già a partire
dall'età prescolare, influiscono in maniera decisiva sulle abilità
cognitive, sulla capacità di esprimere se stessa, di percepire i colori,
di comprendere spazi e forme, di rappresentare fenomeni di natura
quantitativa".
Gli svantaggi nell'apprendimento dei meno abbienti sono evidenti
soprattutto nei primi anni di scuola. Per quanto riguarda la matematica,
per esempio, "in media il punteggio ottenuto da uno studente con lo
status sociale più elevato supera del 25% circa quello ottenuto da uno
studente con lo status sociale più basso". Peraltro in generale gli
studenti meridionali sono meno bravi anche quando possono beneficiare
delle più favorevoli condizioni sociali, ma "il divario Nord-Sud è più
ampio nelle classi sociali più basse e ridotto in quelle più elevate".
Andando però più avanti negli studi, pesa invece soprattutto la scelta
del tipo di scuola. Tutte le indagini dimostrano che sono più elevati i
rendimenti degli studenti dei licei, anche se "non è chiaro se essere
iscritti a un liceo o frequentare comunque una buona scuola
effettivamente determini, in maniera diretta, una migliore performance
scolastica, o se al contrario questa sia una semplice correlazione
spuria, dovuta al fatto che gli studenti migliori tendono, per varie
ragioni, a frequentare le scuole migliori, soprattutto se si tratta di
licei".
Ma per gli studenti adolescenti la provenienza familiare pesa a quel
punto nella scelta della scuola: "In base ai dati Pisa 2003, la
probabilità di uno studente appartenente alla classe sociale più elevata
di essere iscritto a un liceo è sette volte più alta di quella di uno
studente con le più sfavorevoli condizioni familiari. Tali evidenze sono
ricorrenti in tutte le aree geografiche".
In altre parole, quando uno studente proveniente da una famiglia povera
potrebbe finalmente lasciarsi alle spalle lo svantaggio che gli deriva
dalle condizioni sociali, scegliendo un liceo, invece viene spinto a
scegliere una scuola professionale, perpetuando così il suo deficit di
apprendimento.
Tratto da La Repubblica del 10 giugno 2008)
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