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La protesta di migliaia di ragazzi, 300mila secondo l'Uds. Numerose
manifestazioni
contro il ministro Gelmini. Lo slogan: "Non è che l'inizio"
Studenti in piazza in tutta Italia. Cortei a Roma, Milano e in
100 città
Contro il decreto la Toscana ricorre alla Corte Costituzionale
ROMA - "Non è che l'inizio": questo striscione ha aperto questa
mattina i cortei in più di cento città d'Italia organizzati dall'Unione
degli studenti contro il decreto Gelmini. Manifestazioni a suon di
musica, con tanti ragazzi che hanno portato chitarre, tamburi e
fischietti ''per suonarle alla Gelmini''. Trecentomila i giovani che
hanno aderito secondo l'Uds che ha fornito dati dettagliati anche per le
singole città: a Roma in 40.000 hanno preso parte alla manifestazione,
30mila a Milano, 40mila a Napoli e altrettanti a Torino, 15mila a
Salerno, Firenze e Genova, 10mila a Bologna, Bari e Trieste, 2mila a
Brindisi, 3mila a Bergamo. Altre migliaia di studenti hanno manifestato
nelle altre città.
Gli studenti sono scesi in piazza per protesta contro il ministro
dell'Istruzione e per replicare con cinque no alle innovazioni e ai
provvedimenti più contestati: i tagli per 8 miliardi di euro
all'istruzione con la conseguente riduzione del personale docente e non,
il maestro unico, l'abbassamento dell'obbligo scolastico dai 16 anni ai
14, i finanziamenti alle strutture private e il voto in condotta.
L'Unione degli studenti, che ha promosso la protesta, ha reso noto che
il 30 ottobre sarà di nuovo in piazza accanto ai lavoratori delle scuole
nello sciopero generale proclamato dai sindacati. La mobilitazione degli
studenti, ha concluso l'Uds, culminerà nella settimana del 17 novembre,
giornata internazionale di mobilitazione studentesca. In molte città, le
manifestazioni si sono svolte insieme agli studenti universitari (Udu),
anch'essi critici verso le iniziative dell'esecutivo nei confronti degli
atenei; contestano, in particolare, il numero chiuso, il blocco delle
assunzioni, le poche risorse.
A Roma gli studenti si sono dati appuntamento in piazza di Porta
San Paolo dove verso le 10 è partito il corteo diretto al ministero
della Pubblica istruzione in viale Trastevere. Fuori dalla sede i
ragazzi hanno occupato le scalinate del palazzo ballando e cantando a
ritmo di musica, ma anche protestando attraverso microfoni e megafoni
mentre una delegazione di cinque rappresentanti è stata ricevuta
all'interno da due dirigenti. Numerosi gli slogan cantati dagli studenti
tra cui "Gelmini ministro della d-istruzione" e "Chi non salta la
Gelmini è". Nel corteo bandiere, striscioni, cori e volantini contro il
governo, il ministro Gelmini e il sindaco di Roma Alemanno.
Anche a Milano lo striscione "Non è che l'inizio" apre il corteo,
accompagnato da un furgone che diffonde musica a pieno volume dietro al
quale migliaia di ragazzi delle scuole superiori sono partiti verso il
parco Ravizza, nei pressi del provveditorato agli studi di Milano in via
Ripamonti. La proposta pensata per arginare il fenomeno del bullismo è
stato protagonista di numerosi cori: "Con il voto di condotta - gridano
gli studenti - ci tappano la bocca". A Milano, a testimoniare i
possibili effetti della riforma, in testa al corteo viene trasportata da
due giovani una bara nera con la scritta "scuola".
Anche a Napoli migliaia di studenti hanno aderito al corteo di
protesta partito da piazza Garibaldi. A Palermo gli studenti si
sono dati appuntamento in piazza Politeama, da lì è partito il corteo
verso la prefettura, a suon di musica e slogan scanditi o impressi sugli
striscioni, per chiedere un incontro con il prefetto Giancarlo Trevisone,
cui chiederanno di farsi portavoce del malessere della scuola e degli
studenti palermitani. Promotori della manifestazione sono la Rete Degli
Studenti e i Giovani Comunisti che parlano di "demolizione della scuola
pubblica" riportata "a quarant'anni fa attraverso il ripristino dei
grembiuli alle elementari, del maestro unico e del 5 in condotta".
A Genova i giovani di una quindicina di scuole superiori,
mobilitati dall'Unione e dal Coordinamento degli studenti, hanno sfilato
in corteo fino a raggiungere l'ufficio scolastico regionale in via
Assarotti, provocando anche disagi alla circolazione stradale. Nel corso
della manifestazione, tra striscioni quali "Scuole come prigioni ci
avete rotto i ...", ci sono stati numerosi lanci di fumogeni, sono
volati insulti contro il ministro e slogan come "Se non cambierà lotta
dura sarà". Alcuni indossavano una maglietta "Moratti Fioroni Gelmini=
scuola senza cervelli".
A Firenze una bara nera con il necrologio "Qui giace l'università
pubblica" ha sfilato in corteo per le vie del centro insieme agli
studenti che urlavano slogan "contro la scuola dell'indecenza ora e
sempre Resistenza" e poi ancora "non chino la testa continuo la
protesta". Studenti liceali, universitari, dottorandi e ricercatori
tutti insieme a urlare "contro la 133 tutti uniti senza bandiere né
partiti". Hanno sfilato anche studenti liceali col grembiule nero e
ricercatori in camice bianco con il lutto al braccio.
E sempre a Firenze l'assessore toscano all'istruzione, formazione e
lavoro, Gianfranco Simoncini, ha ribadito oggi che farà ricorso alla
Corte Costituzionale per difendere le proprie competenze in materia di
istruzione. "E' un atto arrogante, irresponsabile, irrispettoso e
illegittimo, contro il quale ci opporremo con ogni mezzo, compreso il
ricorso alla Corte Costituzionale" ha commentato Simoncini a proposito
dell'articolo 3 del decreto legge 154 con il quale il governo impone
alle Regioni di attenersi alle sue recenti decisioni per quanto riguarda
il dimensionamento scolastico, dà loro una scadenza ravvicinata (il 30
novembre) e prevede, per le Regioni inadempienti, il ricorso al
commissariamento. Le Regioni e gli Enti locali che ancora non lo hanno
fatto avrebbero appena quindici giorni di tempo per mettersi in linea
con i parametri, come noto molto restrittivi, della legge 133 dello
scorso agosto, parametri che si prevede produrranno consistenti tagli al
numero di scuole e classi.
La Repubblica - 10 ottobre 2008
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