Lo straordinario business dei pellegrinaggi cresce del 20% all'anno.
Aerei selezionati
conventi a 5 stelle. E l'extraterritorialità consente guadagni esentasse
Turisti nel nome di Dio, un affare da 5 miliardi
DAL BLOG di papa Ratzinger, ufficioso ma benedetto dal Santo Padre, si
legge: "Nell'era del low cost, l'Opera Romana Pellegrinaggi si adegua".
La ricerca di Dio si affida a voli rigorosamente a basso costo. Il
Boeing 707-200 della flotta Mistral, fondata nel 1981 dall'attore Bud
Spencer, e ora targato Orp, è decollato il 27 agosto da Roma con
destinazione Lourdes.
I pellegrini, 148 fra i quali l'invitato Luciano Moggi, hanno intrapreso
il viaggio spirituale supportati da una guida d'eccellenza: il cardinale
Camillo Ruini. Il rettore della Pontificia Università Lateranense ha
elargito la sua benedizione ai devoti. All'ingresso, le hostess in
completo giallo e blu, spilla del Vaticano e fazzoletto giallo al collo,
accolgono i passeggeri e li accompagno al posto. Sul poggiatesta si
legge: "Cerco il tuo volto Signore".
È nato insomma con un lancio pubblicitario in grande stile l'accordo fra
il Vaticano e la Mistral nel settore del turismo della fede. Per una
"ricerca di Dio con voli rigorosamente a basso costo", la Chiesa si
affida al testimonial Luciano Moggi, all'epoca già rinviato a giudizio,
e alla chiacchierata compagnia delle Poste Italiane. La Mistral, fondata
da Bud Spencer e salvata durante il governo Berlusconi con un'operazione
giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della destra e
ancora oggi avvolta nel mistero.
Un'interrogazione del deputato di An Vincenzo Nespoli sul perché le
Poste sborsavano fino a quindici volte il valore nominale delle azioni
Mistral, per fare oltrettutto concorrenza all'Alitalia in crisi, non
ebbe mai risposta dal governo. Il patto fra Mistral e Opera Romana
Pellegrinaggi per trasportare il primo anno 50 mila pellegrini italiani
verso i santuari d'Europa e Terra Santa, con la previsione di arrivare a
150 mila nel 2008 (centocinquantesimo anniversario dell'apparizione di
Fatima) non è che la punta dell'iceberg di un affare gigantesco: il
turismo religioso. Quasi sempre esentasse.Il turismo è il primo
settore commerciale del mondo per espansione, terzo per margini di
profitti dietro il petrolio e il traffico di armi. In Italia, una delle
principali mete del pianeta, la chiesa cattolica è di gran lunga il
dominus del settore. Secondo l'indagine Trademark la chiesa cattolica
controlla ogni anno un traffico di 40 milioni di presenze, 19 milioni di
pernottamenti, 250 mila posti letto in quasi 4 mila strutture. Il volume
d'affari supera i 5 miliardi di euro all'anno, il triplo del fatturato
dell'Alpitour, primo tour operator italiano. In cima alla piramide
organizzativa del turismo cattolico sta l'Opera Romana Pellegrinaggi,
che ha convenzioni con 2500 agenzie e una rete con migliaia di referenti
sul territorio.
L'Opr è presieduta da Camillo Ruini, Vicario di Roma, con Liberio
Andreatta già amministratore delegato e ora vice presidente, alle
dirette dipendenze della Santa Sede. A fianco dell'Opr svolge un ruolo
importante l'Apsa, l'amministrazione patrimoniale della Santa sede, che
gestisce gli immobili della Chiesa e spesso gli utili alberghieri.
Entrambe le società hanno sede nella Città del Vaticano, godono dunque
di un regime di extraterritorialità che significa in pratica non dover
presentare bilanci e sfuggire alle leggi italiane in materia fiscale, di
igiene, prevenzione eccetera.
In più, in tutte le convenzioni fra l'Orp e i clienti, esiste un comma
(16) che rimanda "per tutte le eventiali controversie" alla "legge
fondamentale dello Stato della Città del Vaticano". E qual è la legge
fondamentale della Città del Vaticano? Questa, che su qualsiasi
controversia legale, civile o penale, l'ultima parola spetta al Papa. Il
turista cattolico o no, ma in ogni caso al novanta per cento cittadino
italiano, che volesse reclamare contro il servizio offerto, dovrebbe
dunque aspettare la parola definitiva del Santo Padre. Nonostante
questo, lo Stato italiano favorisce in vari modi l'Orp, patrocinata
anche dal ministero delle Comunicazioni.
L'extraterritorialità del resto è una regola piuttosto diffusa per le
attività commerciali della Chiesa, come nella sanità privata. L'ospedale
pediatrico romano del Bambin Gesù, per fare un esempio, notissimo ai
genitori della capitale, riceve numerosi finanziamenti statali e della
Regione Lazio. Ma né l'amministrazione statale né quella regionale hanno
il potere di rivedere gli accordi col Bambin Gesù perché ogni modifica
deve essere trattata direttamente dal ministro degli Esteri con il
Vaticano.
In un settore ricco e in forte espansione come il turismo,
l'extraterritorialità si traduce in un formidabile ombrello fiscale. Non
si tratta soltanto dell'Ici non pagata per alberghi, ristoranti, bar di
proprietà degli enti ecclesiastici. Ma anche del mancato gettito di
Irpef, Ires, Irap e altre imposte. Su questo lungo elenco di privilegi
fiscali, non soltanto sull'Ici, la commissione europea ha chiesto da
tempo chiarimenti al governo italiano. I lavoratori delle "case
religiose", sempre più spesso veri e propri alberghi rintracciabili sul
circuito commerciale normale, sono spesso suore o preti o volontari o
legati da contratti anomali di collaborazione. Quindi la Chiesa non deve
pagare le imposte sul lavoro dipendente.
Nel sito della Cei, a questo proposito, si legge negli ultimi tempi una
ricorrente lamentela per il fatto che, visti gli indici di crescita, la
catena turistica religiosa deve ricorrere sempre più spesso al personale
"esterno". "Il personale esterno non garantisce le stesse prestazioni"
di suore e preti, pretende di essere pagato per gli straordinari e cerca
di introdurre tutele sindacali. Sia pure con i limiti enormi di libertà
imposti dalla giurisdizione pontificia. I privilegi fiscali della Chiesa
si traducono in un vantaggio sulla concorrenza e nella possibilità di
praticare prezzi fuori mercato.
Se il settore turistico cresce ovunque in Italia, l'espansione di quello
religioso ha tratti spettacolari, con un aumento di quasi il venti per
cento all'anno.
Nel volgere di quattro o cinque anni il volume d'affari potrebbe
sfondare il tetto dei 10 miliardi di euro. Non si tratta soltanto di
turismo "povero" o "low cost". "Sono ormai un centinaio i
monasteri-alberghi entrati nei network Condè-Nast, Relais & Chateaux o
Leading Hotel of the world" scrive il Sole 24 Ore. Ma si tratti di due,
tre, quattro o cinque stelle, i prezzi sono sempre inferiori alla
concorrenza, grazie alle minori spese.
Abbiamo parlato nelle
puntate scorse dell'hotel delle Brigidine, 190 euro a notte,
ma in una zona dove un quattro o cinque stelle costa quasi il doppio. I
casi soltanto nella capitale sono decine. Dai Carmelitani di Castel
Sant'Angelo, che offrono camere con frigobar, tv satellitare e aria
condizionata a 120 euro, fino ai "tre stelle" a 60 o 70 euro. La
spendida abbazia di Chiaravalle alle porte di Milano costa 300 euro, ma
è un cinque stelle a tutti gli effetti. Lo stesso vale per le celebri
Orsoline di Cortina e per il monastero di Camaldoli nell'aretino, mete
di turismo intellettuale, culturale e politico d'alto bordo.
Se si scende al livello del turismo di massa, i prezzi calano ma il
fatturato esplode. E lo stato italiano favorisce in ogni modo. Con le
esenzioni e con i finanziamenti diretti. I 3.500 miliardi di lire
versati dall'erario alla Chiesa per il Giubileo sono serviti in buona
parte a riorgazzare la rete di accoglienza turistica. Ma quella pioggia
di soldi non si è mai davvero fermata. In varie forme, governo ed enti
locali continuano a sovvenzionare la rete alberghiera religiosa. Per il
rilancio dell'antica Via Francigena, che nel medioevo collegava Roma a
Canterbury, l'ultimo finanziamento statale è stato di 10 milioni di
euro.
Ma bisogna aggiungere le centinaia di contributi degli enti locali.
Visto il successo, l'Orp ha deciso di rilanciare anche altri
pellegrinaggi: il Commino di Sigerico, da Milano a Roma; la Via
dell'Est, che da Venezia attraversa Romagna e Umbria; l'antico cammino
del Sud da Roma a Otranto. L'ultimo con un passaggio d'obbligo al
santuario di San Giovanni Rotondo, il cui boom turistico ha messo di
gran lunga in secondo piano le recenti rivelazioni sui dubbi di Giovanni
Paolo XXIII a proposito della santità di Padre Pio, i suoi rapporti con
le fedeli e l'origine reale delle stimmate.
In tutti questi progetti non c'è stato comune o provincia o regione o
comunità montane, governata da destra o da sinistra, che non si sia
accollata finanziamenti, agevolazioni fiscali, oneri di
ristrutturazione. Non stupisce insomma che l'Opera Romana Pellegrinaggi
allarghi di settimana in settimana il raggio d'azione. Il 2007 è stato
l'anno dei voli della fede in Europa e Terra Santa. Il 2008 sarà l'anno
dello sbarco nel mercato americano con il progetto "Christian World
Tour". "Fra il 2008 e il 2009 - dichiara l'amministratore delegato dell'Orp,
padre Cesare Atuire - i progetti saranno estesi all'America Latina e
all'Oriente, in particolare Cina, India e Filippine". Tutto
"rigorosamente low cost".
Articolo di CURZIO MALTESE - Hanno collaborato Carlo Pontesilli
e Maurizio Turco) |
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